La depressione post parto: la storia di Valeria

Il corpo di una donna subisce, durante e dopo il parto, degli stravolgimenti incredibili. Viene rivoltato come un calzino, allargato. Ogni centimetro di pelle viene tirato per far posto ad una nuova vita. E gli ormoni vanno su e giù come sulle montagne russe comandando il tuo corpo. Non tutte le donne per fortuna sono in preda agli effetti collaterali di queste trasformazioni e vivono, come si dovrebbe, tutto con molta gioia. Ma quando accade ci si trova preda di un mostro che non ti permette di respirare aria fresca e fino a che annaspi nell’acqua alta non trovi via d’uscita. Ecco la mia storia.


Mi chiamo Valeria, ho 35 anni e ho due bambini. La prima gravidanza è andata alla perfezione, tra yoga, passeggiate e tanta tanta serenità. Volevamo tanto dare un compagno di giochi a Daphne e così arriva Leon, con amore, ma in un periodo difficile; solo che quando l’amore è tanto pensi che sarà sufficiente per superare ogni cosa. Inoltre i macigni che ti tireranno sul fondo arrivano travestiti da cose belle come la firma per una casa nuova, la scelta dei pavimenti o della cucina. Cose belle appunto, ma psicologicamente impegnative che vanno anche a gravare sul bilancio familiare. Nel frattempo continuo a lavorare nel nostro bar, ma Leon è davvero un leone fin dalla pancia e non mi da’ tregua.

Nausee, mal di schiena, fame continua e accenni di un umore ballerino che sarà la mia battaglia più grande. Nel frattempo I lavori a casa rallentano, si fermano per ferragosto e via così allontanando sempre più l’idea di potersi trasferire prima della nascita. Di pari passo la mia ansia e un senso di nervosismo costante nonostante le raccomandazioni del mio compagno.
La notte del 23 dicembre si rompono le acque e 14 ore dopo, in seguito ad un cesareo d’urgenza arriva il mio principino. Ricordo i ]giorni dell’ospedale come sospesi, quella sensazione di pace che non avrei più ritrovato. Aiutata in tutto, piena di dolori post cesareo ma coccolata e con un bimbo che si sa, i primi giorni si sta ambientando e dorme molto. Dopo tre giorni torno a casa, quella vecchia, mentre tutti attorno si danno da fare per finire il trasloco dato che a fine mese dovevamo lasciare l’appartamento. Ricordo che ancora mi sentivo tranquilla e sognante. La sera, entrare in quel posto nuovo che non avevo avuto il tempo di fare e sentire mio è stato un pugno. Da lì il mostro non mi ha più lasciata andare, tenendomi prigioniera e senza scampo. Leon piangeva moltissimo, per via delle coliche, del trauma di un parto poco naturale, ma qualunque fosse la ragione mi metteva a dura prova. I problemi fisici mi causavano dolori che ovviamente sembrano ancora più forti nello stato mentale in cui mi trovavo. Ogni mattina mi ritrovavo bloccata a letto con forti mal di schiena, più volte sono finite in pronto soccorso e alla terza volta ho dovuto dire di non allattare più per farmi dare farmaci più forti. Leon aveva due mesi. Non mi sentivo in grado di fare la cosa, quell’unica cosa per cui mi trovavo lì in quel momento: prendermi cura dei miei bambini. Daphne aveva bisogno di me, Leon anche di più e io…avevo bisogno di resettare.

Ma quando stai correndo la maratona non senti i dolori, la stanchezza continui a correre e basta. I mesi passano veloci, ma solo quando ho avuto pensieri davvero brutti, pensieri legati al farla finita ho capito che dovevo fare qualcosa. Ci si sente soli, pieni di vergogna, non si può ammettere che I bambini siano il tuo punto debole, il motivo di ansia, paranoia e la valvola che ti fa scattare. Sei mamma, li hai voluti tu, devi amarli e non puoi avere certi pensieri dice la società, ma ci sono, sono normalissimi e questo andrebbe detto ad ogni mamma.
Le dita puntate, I bisbigli dietro le spalle non fanno altro che farti stare peggio e io ringrazio di aver avuto supporto e tanto amore attorno a me. Ho intrapreso un percorso di guarigione che è e deve essere a 360^ perchè non puoi curare la mente se non ti occupi anche del fisico e della tua anima. Ho ripreso a fare meditazione, esercizi per la schiena grazie ad una osteopata e una terapia psicologica per ricomporre I pezzi.
Ora sono qua, posso raccontare di tutte le mie lacrime, respirare e dirvi che ci vuole tanta pazienza per risalire la montagna, ma la vista da lassù è meravigliosa.

Nel mio profilo Instagram e attraverso il mio blog sto cercando di creare contenuti di mindfulness, esercizi semplici per calmare l’ansia e riprendere consapevolezza. Porre più attenzione all’ambiente che ci circonda per riprendere contatto con la nostra madre Terra e lo stesso lavoro lo sto portando avanti grazie ad una amica e a diversi contributors su una community, perchè sono convinta che fare rete, usare i social in maniera bella sia il segreto per tendere la mano e aiutare molte che cadono a rialzarsi. E soprattutto è importante parlarne affinchè nessuno si sente più isolato dal proprio male.

Ti sei ritrovata nelle parole di Valeria? Seguila sul suo profilo Instagram @mama_n0n_mama

Archivi

Lascia un commento