Che cosa ho fatto in Portogallo…

Non so esattamente dove ero rimasta ma ormai avete imparato a conoscermi e sapete che non ha tutto una logica e una continuità nella mia vita e questo, ovviamente si riversa anche sui miei scritti.

Sono arrivata in Portogallo ad aprile. Era già praticamente estate. Faceva molto…ma molto caldo. Ci sono arrivata con una valigia, due bambini piccoli, dodici centimetri di tacco e circa un metro di extension.

Mi sono accorta subito di una cosa, appena scesa dal taxi, in Portogallo…nelle zone rurali ma anche nelle cittadine…non esistono i marciapiedi. Esistono strade sterrate, a tratti, asfaltate, bucate ed impraticabili….specialmente per una da tacco 12.

Mi sono accorta poi, che quella bella villetta esposta su internet come “centrale, vicina a tutte le spiagge ” si trovava, in realtà in una specie di Poschiavo. Ma più piccolo. Più silenzioso. Più piatto e senza supermercati. Ma io, ero ancora positiva!

L’agente immobiliare mi ha accolta con un sorriso e mi ha fatto vedere la casa. Em…la casa in sé era bella…molto. Ma diciamo che non era come in fotografia ecco. In fotografia l’acqua della piscina era blu tipo il grand hotel de luxe…in realtà era verde tipo lo stagno delle rane. Ma va bene, non mi sono scoraggiata…e che sarà mai? Potevo farmi il bagno e i fanghi d’alga guam insieme, chiamatelo poco!

Pochi giorni dopo il mio arrivo ho conosciuto il mio vicino di casa, il signor Silvino. Aveva una collezione di tartarughe di varie grandezze in giardino. Si prendeva cura di loro tutto il giorno. Ci parlava…le prendeva in braccio. Un tipo apposto per intenderci. Poi ho conosciuto una vicina, Ana, divorziata anche lei e con un figlio piccolo. Abbiamo fatto subito amicizia. Aveva sempre storie di sesso pazzesche con il macellaio del supermercato che mi raccontava a bordo piscina mentre facevamo nuotare i nostri figli. Da lì in poi, ogni volta che andavo a prendere la carne, mi veniva da ridere.

La mia era una situazione temporanea. Una vacanza…diciamo. Ma sapevo che avrei dovuto cercarmi un lavoro e cambiare casa… così dopo pochi mesi lasciai la villetta nello sperduto paesino di Rebolo, e mi sono trasferii nella città di Alcobaça, in un’appartamento in centro proprio sopra ad una caffetteria.

Ana mi ha aiutata a traslocare e a cercare nuovi mobili. Poco dopo, si era innamorata (non del macellaio) ed era partita per non so dove…credo per la Francia.

La prima volta che mi sono sentita tanto sola è stata proprio la prima notte che ho passato in quell’appartamento in centro. Vuoto, freddo e sconosciuto. Mi sono addormentata tra le lacrime stretta in un’abbraccio ai miei bambini su di un materasso poggiato sul pavimento. Il primo ed ultimo momento di vero sconforto.

Poi col sole del mattino, si sa… arrivarono nuove speranze e con le speranze…nuove opportunità.

Ho trovato un asilo nido stupendo a pochi metri da casa mia, dove Noah e Joel potevano interagire con altri bambini e imparare la lingua portoghese.

Poco più in la c’era un negozietto che faceva cibo pronto a portar via e io ogni pranzo, essendo sola, mi compravo qualcosa da mangiare davanti al monastero di Alcobaça,immersa nei miei sogni di una nuova vita.

Ma ero molto sola, molto…non conoscevo proprio nessuno e non sono famosa per essere una molto espansiva…quindi una sera mentre pregavo ho chiesto “per favore Dio, fammi conoscere un’amica…qualcuno con cui io possa confrontarmi…parlare”.

Ecco, la frase “chiedi e ti sarà dato..” con me funziona sempre. Giuro. (A parte quando chiedo di diventare milionaria o di svegliarmi Kim Kardashian. )

Come ogni giorno ho comprato il mio pranzo, ma quel giorno una ragazza mi ferma all’uscita del negozio.

” scusa, non vorrei essere invadente…ma, sei straniera?” Chiede

” sì, sono Svizzera,perché?”

” niente…io sono di Caracas, Venezuela. Sono qui da sola. Ho pensato che se vuoi ogni tanto, potremo prenderci un caffè, sempre se non sei impegnata.”

Non avrei potuto essere più felice di così. Ci siamo scambiate il numero e da allora io e Anel siamo diventate inseparabili. Ai nostri incontri in caffetteria si sono poi aggiunte Paula una mamma africana, Claonice e Leia, due mamme brasiliane. Le portoghesi, non sono donne molto socievoli invece….

Ho trovato lavoro a pochi passi da casa in un’agenzia immobiliare e la mia vita come per incanto ha ricominciato a funzionare. Anche senza un uomo…chi lo avrebbe mai detto?

Ricordo che stavo guardando il re leone con i bambini e ho pensato “finalmente sono serena!” E…proprio quando ho pensato di non avere bisogno di una figura maschile nella mia esistenza… il figlio del mio ex marito, aveva una partita di calcio e mi ha chiesto di andarlo a vedere. Ero rimasta fino alla fine perché dovevo riportarlo a casa. È stato in quel momento che ho notato, quando tutti gli spettatori se n’erano andati, un bel ragazzo con una gamba fasciata seduto poco più in là che mi fissava…avrà al massimo 23/24 anni, pensai. Peccato. Troppo giovane.

Poi si avvicina a me e mi dice “sei qui per qualcuno?”

“Sì, quel bambino li…” e indicò il mio figliastro.

Mi dice che si chiama Henique. Mi dice che hanno fatto una splendida partita e cosa ne pensassi.

Sinceramente? Mi fa schifo il calcio e mi sono annoiata a morte. Stavo per svenire dal caldo e non avevo nemmeno capito chi avesse vinto. Ma lui era un gran figo.

” sì, splendida partita”.

Abbiamo iniziato a frequentarci e a conoscerci ma ci tenevo da subito a mettere tutte le cose in chiaro. A. Non avrebbe conosciuto i miei figli e B. Non sarebbe mai stata una cosa seria. Lui sembrava aver accettato molto bene le mie condizioni e si stava comportando molto bene. Ci vedevamo di sera tardi, stavamo un po’ insieme e poi tornava a casa sua.

Improvvissmente però, ha cominciato a fare cose strane…tipo portarmi i tortini dal mc Donalds e parlarmi di sua madre. Una sera è arrivato addirittura a sturarmi il rubinetto della cucina (e c’era di tutto la dentro ragazze). E infine mi ha lavato i piatti.

Ogni donna sa che quando un uomo lava i piatti di sua spontanea volontà, non è più solo un rapporto occasionale ma si sta innamorando. Dovevo troncare immediatamente!

Ho deciso di parlargli e ricordargli cosa avevamo stabilito all’inizio. Lui mi risponde che sa cosa abbiamo stabilito ma che le cose cambiano e si evolvono nella vita e mi chiede di provare ad essere una coppia normale.

No. Non volevo. Ma per mille ragioni prima fra cui lui era troppo giovane per me, troppo. Ma alla fine è stato veramente tanto convincente, era innamorato e forse boh, potevo innamorarmi anche io prima o poi? Mi ha chiesto se poteva dormire a casa mia, non lo avevo mai lasciato dormire da me perché il dormire abbracciati è una cosa troppo intima per me. Ho pensato “vediamo come va”.

È stata la notte più orribile della mia vita. Non ho chiuso occhio. Lui mi abbracciava e io ero contrariata con ogni singola parte di me. Mi veniva da piangere, non ero pronta per stare veramente con qualcuno.

A notte fonda mi sono alzata in piedi. Come Regan ne “l’esorcista”.

“Te ne devi andare!” Ho detto “non ce la posso fare per favore accettalo!”(con la mia voce normale non quella del film) Lui si ė alzato scioccato ed è entrato in ascensore.

“Mi ridai le mie chiavi?” Gli ho chiesto

Lui me le ha lanciate quasi in testa e mi ha detto parole non carine in portoghese. Non ho nemmeno risposto. Perché forse le meritavo.

Dopo l’arrabbiatura iniziale però si è calmato esiamo diventati molto amici.

Poco tempo dopo stavo in spiaggia con le mie amiche e i bambini giocavano e si divertivano con la sabbia. Ad un certo punto spunta dall’acqua un ragazzo in stile Baywach. Un tipo alto, abbronzato con i capelli lunghi e biondi. Ho pensato che era molto carino. Poi sono andata al chiosco a prendere dei gelati per i bambini e lui era in fila dopo di me….i casi della vita.

” tu non sei portoghese…” mi dice

” ma nemmeno tu” rispondo

” sono francese.” Mi dice

” svizzera”

Mi allunga la mano e mi dice ” piacere Ayrton!”

” Alexandra”

Ci siamo scambiati il numero. Abbiamo iniziato a parlare per telefono perché lui viveva in un paese un po’ lontano a circa un’ora di macchina da me. Lui era un calciatore che giocava per una squadra locale ma ultimamente aveva accantonato il suo sogno e stava lavorando per un’impresa di costruzioni. Aveva deciso di abbandonare il calcio perché suo padre era morto poco prima durante una partita, per un ictus cerebrale. Da lì si era trasferito in Portogallo. Un po’ per il mio stesso motivo. Ricominciare.

Questa volta ho iniziato una vera e propria storia. Con i giusti presupposti e i giusti sentimenti. Ma io non stavo bene. Non riuscivo ad impegnarmi e adare tutto quello che in una situazione normale sarei stata disposta a dare. Perché non sono una che fa le cose così per fare. Io sono una che si impegna. Ma non ci stavo riuscendo, per qualche strano motivo .

Così un giorno mi ha detto ” guarda!” Mostrandomi una cartina

“Ho pensato ad un viaggio on the road da fare insieme ai bambini a luglio!”

“Che tipo di viaggio?”

“Ho pensato da andare da qui a Parigi, visto che non ci sei mai stata…poi andiamo a casa delle mia famiglia. Mia mamma e le mie sorelle vorrebbero conoscerti.”

Ho sorriso. Lui mi ha abbracciata. “C’e una casa nel paese sei miei nonni. È vecchia ma possiamo ristrutturarla. Appartiene alla mia famiglia. Potremo vivere lì iniseme. Io, te e i bambini, sempre se ti piacerà il posto….”

Eccolo di nuovo, quel senso di disagio che mi assaliva. La voglia di dire no! No! E no!! Però ero anche innamorata, (credo, presumo) di lui. Ma allora…Esattamente cosa non andava in me?

Dopo poche settimane ho deciso di dire di no al viaggio. Di no alla casa. Di no ad una vita insieme.

E sono partita per tornare in Svizzera. La cosa più brutta, forse, che ho fatto, è stato dirgli della mia partenza soltanto quando ero già arrivata in Svizzera.

Il fatto è che odio gli addii. Ma più di questo odio vedere una persona soffrire per colpa mia.

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