Il sessuologo risponde!

Dott. Daniele Bonanno psicologo e sessuologo AISPS



Può parlarci un po di lei? Spiegarci quello che fa? 


In effetti non è sempre chiaro che tipo di professionista sia un sessuologo e quello che fa nel suo lavoro.  Sono prima di tutto uno psicologo con una competenza specifica nell’ambito della sessuologia. Il nostro lavoro si svolge attraverso colloqui psicologici-sessuologici a cui si possono integrare tecniche di consapevolezza corporea e altre indicazioni comportamentali utili a ristabilire un benessere sessuale. Le persone si rivolgono a noi per risolvere difficoltà sessuali di origine psicologica o comunque per approfondire particolari aspetti del proprio rapporto con il sesso. In questo senso si tratta di consulti individuali oppure di coppia che si svolgono presso il centro AISPS di Roma. A mio parere il ruolo di un sessuologo non può inoltre prescindere da un impegno sociale nel promuovere la salute e il benessere sessuale, la corretta informazione e il superamento di pregiudizi e false credenze, la parità di genere e la tutela dei diritti sessuali di tutti. In questo siamo molto attivi con i progetti no profit dell’AISPS nel proporre campagne informative e di sensibilizzazione, corsi di educazione sessuale, la comunicazione attraverso i social e la divulgazione online.

Come mai molte donne lamentano un cambiamento nella sfera sessuale dopo aver avuto uno o più bambini e che cosa consiglia alle coppie che hanno difficoltà a ritrovarsi dopo aver avuto un bambino?


Durante la gravidanza, il puerperio e l’allattamento sappiamo che i diversi equilibri ormonali possono influenzare significativamente il desiderio sessuale ma anche la risposta eccitatoria, il piacere e l’orgasmo. Questo accade con una grande variabilità soggettiva influenzata dall’interazione complessa con i vissuti psicologici e relazionali che caratterizzano queste fasi della femminilità. Sappiamo ad esempio che in determinate momenti della gravidanza alcune donne perdono completamente il contatto con l’eros mentre altre vivono periodi di grande passionalità. La nascita di un figlio è una rivoluzione a tanti livelli del rapporto con se stessi e con il partner. Come per ogni importante cambiamento degli equilibri a volte è necessario passare per una fase di crisi più o meno intensa utile ad avviare una nuova riorganizzazione. È dal caos che prende forma un nuovo ordine. Momenti di smarrimento nel trovare le mappe della nuova genitorialità non mancano ed è da quelli che in genere si impara di più. Quando si è già genitori e la famiglia si allarga il cambiamento è meno drastico ma ogni figlio è un nuovo mondo e un’avvincente rivoluzione. Per una donna il rapporto con il proprio corpo vive peculiari cambiamenti durante la gravidanza, il parto, l’allattamento. La rappresentazione e percezione dell’area genitale può essere influenzata dall’esperienza del parto e da eventuali variabili come un travaglio particolarmente protratto, l’episiotomia o il cesareo. I tessuti e la muscolatura sono sottoposti a intenso stress e la ripresa può essere diversa da donna a donna. Per questa ragione si consiglia, con la guida di uno specialista, di preparare il parto attraverso ginnastica pelvica e massaggi perineali. Successivamente riprendere gradualmente l’attività fisica e continuare con tecniche come gli esercizi di Kegel garantisce un’adeguata propriocezione e tono elastico del pavimento pelvico e della muscolatura pubococcigea, fondamentale per l’eccitazione, il piacere e l’orgasmo. La componente psicologica e relazionale richiede ancor di più la sua “ginnastica”. Ci si trova a integrare la maternità come nuovo pilastro della propria identità femminile e la genitorialità come estensione del territorio comunicativo e di collaborazione reciproca. Normalmente queste due dimensioni modificano drasticamente l’autorappresentazione e il modo di percepire e vivere la coppia tendendo a prevalere su tutto il resto. È però necessario che abbia presto inizio una rimodulazione degli equilibri in cui i diversi livelli della propria persona e del rapporto a due riacquisiscano il giusto spazio. Sarebbe importante che l’intimità resti presente durante la gravidanza e riprenda non oltre il mese dal puerperio.  Il periodo dell’allattamento può implicare un un abbassamento della libido per via degli alti livelli di prolattina. Questo periodo fisiologico predispone in genere più alle coccole che all’eros. Allo stesso tempo la corporeità con il bambino può appagare il bisogno di calore e di contatto corporeo portando a ricercarlo di meno nel partner. C’è poi la stanchezza, il poco sonno, i rari spazi per sè e i tempi scanditi dalla simbiosi con il piccolo. L’intimità di coppia finisce per diventare un’esperienza eroica più che erotica ma è comunque utile mantenerla in qualche forma per non perdere il filo. Infatti anche quando la crescita del figlio restituisce spazi alla coppia può nel frattempo essersi stabilita un’abitudine comunicativa e relazionale che rende difficilmente accessibile il livello “sessuato” dell’unione.  Il dinamismo emotivo e fisico che caratterizza il percorso della genitorialità rende particolarmente vantaggiosa una sessualità di coppia flessibile e ricca di percorsi possibili. Abitudini troppo rigide e routinarie potrebbero non rivelarsi adatte a esigenze mutevoli costringendo a mettere da parte l’intimità quando basterebbe rimodularla. Lavorando con coppie che dopo la nascita di un figlio temono di aver perso la passione quasi sempre la soluzione richiede un aggiornamento di precedenti schemi e aspettative che stanno limitando le possibilità di espressione del desiderio. Il mondo erotico e sensuale di ognuno è molto più vasto e ricco di quanto si immagini. Dico spesso che la domanda da porsi non dovrebbe essere “ho voglia di fare sesso?” ma “cosa mi va di fare?”.


È vero che il co sleeping con i figli toglie l’intimità di coppia secondo lei?


Penso che il co-sleeping sia del tutto sano e positivo così come prendere in braccio e fare le coccole a un bimbo non significa “viziarlo”. Soddisfare i suoi bisogni di holding e contatto lo rende forte, sicuro e fiducioso verso la vita. L’importante è capire il confine in cui lasciare il passo al bisogno di autonomia. Se si è attenti e in ascolto i segnali ci sono. Riguardo alla coppia è innegabile che il nuovo inquilino nel lettone tende a renderlo un nido coccoloso piuttosto che un’alcova coniugale. Tornando al concetto precedente si tratta di inventarsi altri spazi e momenti stimolanti e se si rimane connessi con la passionalità non sarà difficile. Per una coppia che invece sta faticando a tener viva la fiamma il co-sleeping può diventare un ostacolo molto grande. Il suo protrarsi oltre i primi mesi andrebbe valutato da caso a caso conciliando le esigenze del bambino con quelle del sistema famigliare, intimità di coppia compresa. L’intesa sessuale è importante per la coppia ma anche funzionale a distinguere i livelli e a preservare quell’area di esclusività tra i genitori che favorisce lo spazio di autonomia e individuazione del bambino.  Se la coppia non riesce a trovare altri momenti per un’intimità libera e rilassata è necessario correre ai ripari e trovare un compromesso. Può essere opportuno circoscrivere il co-sleeping nel tempo o trovare formule progressive in cui il bambino inizi a familiarizzare con il suo lettino in alcune fasi del sonno restituendo la camera da letto alle “cose da grandi”.


Gli svaghi esterni come la televisione, i social e internet secondo lei contribuiscono a distogliere l’attenzione dal partner?


Un tempo la tv in camera era considerata il peggior nemico del sesso. Oggi i media dell’intrattenimento si sono moltiplicati e offrono stimoli decisamente più invitanti dei vecchi programmi in seconda serata. In passato se non veniva trasmesso nulla di interessante la tv si spegneva e chissà. Oggi l’imbarazzo della scelta di film, serie e programmi sempre disponibili lascia ben poco spazio all’improvvisazione. I social sono una realtà ancor più complessa coinvolgendo la propria identità sociale e l’interazione con l’esterno. Anche in questo caso le possibilità di internet non prevedono confini e il rischio di essere eccessivamente assorbiti è molto elevato. D’altronde la sessualità richiama una dimensione corporea che presuppone la nostra presenza nel “qui ed ora” dell’interazione e del contatto con l’altro. I social e internet moltiplicano le nostre possibilità spazio-temporali con pro e contro, alimentano la nostra tendenza a essere spesso “altrove” rispetto al momento presente. L’intimità di coppia nel 2020 risente moltissimo di questo, sono frequenti i racconti sulla latitanza del partner intento nell’attività social anche sotto le coperte. La tipica vignetta dell’uomo a letto concentrato sullo smartphone e a fianco la compagna in baby-doll che sbuffa delusa è quanto mai realistica, ovviamente è altrettanto vero anche a parti invertite. Spessissimo ci troviamo a “prescrivere” alle coppie serate “no wireless” con tv e cellulari spenti. Allo stesso tempo proponiamo esperienze di consapevolezza corporea e pratiche mindfulness per tornare a saper “stare” nel qui ed ora, competenza che è oggi tutt’altro che scontata.


Quanto è importante comunicare i propri desideri sessuali e perchè?


La comunicazione nella coppia sulle proprie fantasie, desideri e preferenze è fondamentale. A volte non si parla di questi temi per timidezza e imbarazzo ma anche per la convinzione che l’altro dovrebbe saperlo o capirlo senza doverselo dire, tutto dovrebbe venire da sè perchè “vale” solo se del tutto spontaneo. Lavorando da tanti anni con individui e coppie posso assicurare che questo falso mito è uno dei “bug” peggiori nella possibilità di mantenere alto il desiderio e la passione nel tempo. All’inizio di una relazione la “spontaneità” è esplorazione e curiosità di conoscere l’altro e farsi conoscere. Negli anni vi è un grosso rischio che “spontaneità” inizi a significare routine, un pilota automatico che ci porta a reiterare schemi di interazione già noti e poco impegnativi piuttosto che continuare a esplorare se stessi e l’incontro con l’altro nelle infinite sfaccettature e prospettive possibili.  Agire volontariamente su dettagli e sfumature dell’eros può avere effetti elettrizzanti e inaspettati. Comunicare significa consentire al rapporto di aggiornarsi e evolversi tenendo vivo quello che definisco un piccolo “laboratorio” di coppia in cui continuare a conoscersi e esplorare. La comunicazione dovrebbe avvenire senza censure e sospendendo qualsiasi giudizio e pregiudizio. In una cornice di piena accettazione reciproca e complicità potrà esserci una convergenza di entusiasmo e curiosità ma vanno messi anche in conto momenti di asimmetria dove a una particolare proposta o richiesta può non corrispondere l’interesse e la disponibilità dell’altro. Non si tratta di un fallimento ma di un successo della comunicazione. Significa che ci si sta realmente spingendo fuori dalla zona di confort e questo non può che essere positivo: il coraggio e la fiducia dell’altro va sempre apprezzato e valorizzato, con un po’ di piacevole “negoziazione” si può sempre trovare un buon punto d’incontro. D’altronde senza incognite non può esservi esplorazione e scoperta.

Il dottor Bonanno ha un sito web dove potete trovare suggerimenti, contatti e consulenze (anche online).

.::AISPS Roma Associazione Italiana Salute Psicosomatica e Sessuale http://www.aisps.net  

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