undici giorni

Perchè non mi ero sentita così prima?

“È un momento” mi sono detta. “Passerà”. La verità era che in quei giorni da sola avevo avuto modo di guardarmi dentro e capire che mi sentivo così da tanto tempo. Che forse non lo amavo più…che cosa tremenda avevo pensato. Mi vergognavo di pensarlo. Mi giravo e rigiravo nel letto cercando di capire se era soltanto paura per l’imminente matrimonio o qualcosa di più.

Undici giorni prima del matrimonio lui è tornato a casa. Abbiamo cenato. Lui mi ha raccontato la sua settimana e io ho raccontato la mia. Alle 20.15 come nostro solito guardavamo un film.

“che cosa vuoi vedere?”

“niente, fai tu” ho risposto.

“cosa ti sta succedendo?”

“niente, sono solo stanca.”

Ma tutto si poteva dire di lui tranne che fosse una persona supeficiale e le mezze risposte lui, non le ha mai accettate.

“cosa ti sta succedendo dimmelo! ci stai ripensando?”

“non lo so”

“in che senso non lo sai? o sì o no…”

“non lo so, ho paura che sia troppo presto”

Si mette seduto. Non mi guarda.

“non mi ami più?”

Rimango in silenzio. Cerco di trovare una frase che abbia senso. Non la trovo.

“no.”

È uscito così, da solo, non sapevo se dovevo pentirmi di averlo detto…sapevo solo che mi stavo sentendo come se mi fossi appena liberata da peso enorme dal petto. Lui continua a non guardarmi, stava in silenzio e io non sapevo proprio cosa aspettarmi.

“Ti voglio un bene immenso. Sei la persona più importante nella mia vita. è come se tu fossi un fratello per me! Farei qualsiasi cosa per te.”

Stavo cercando di spiegare ma dalla sua faccia capivo che stavo peggiorando la situazione.

Non abbiamo dormito quella notte. Abbiamo parlato tanto. Pianto. Poi ad un certo punto abbiamo capito. Era finita. Era ora di salutarsi. Sei anni e mezzo bellissimi…ma non ci potevamo sposare. Sono partita il giorno stesso. Avevo investito tutti i miei risparmi in quella casa e nei mobili e tutte le mie energie in quella storia. Mi sentivo amareggiata, mortificata. Le nostre famiglie, i nostri amici? cosa avrebbero pensato di me? mi avrebbero odiata? avrebbero capito?

Così, dopo sei anni mi sono ritrovata sola in una stazione ferroviaria. Con 650 Franchi sul conto e una valigia con alcuni dei miei vestiti.

“Scegli una destinazione” c’era scritto sul monitor della macchinetta dei biglietti.

Dove cavolo vado? mi sono chiesta. Cazzo universo dammi un po’ di aiuto una volta ogni tanto! L’unica opzione era tornare a casa dei miei genitori così ho comprato un biglietto per Poschiavo. Il treno impiegava sei ore ad arrivare. Così mi sono messa a mandare curriculum ovunque. Quando sono arrivata alla stazione di Coira, sono scesa e ho cominciato a vibrare. Era il mio cellulare..rispondo:

“Alexandra?”

“Sì, sono io”

“Lei ha mandato un curriculum per la nostra profumeria a Davos”

“Sì..” in realtà non lo sapevo ne avevo mandati cento!

“Quando può venire a fare il colloquio?”

Mi guardo intorno, il treno per Poschiavo stava per partire sotto ai miei occhi. Ci penso un secondo:

“Posso venire oggi? Mi trovo a Coira in un ora sono da lei.”

“Ti aspettiamo!” Ha detto.

Caspita universo! Che velocità! prendo il treno per Davos e spendo quasi tutti gli ultimi soldi. Durante il tragitto nascondo le occhiaie col correttore. metto il mascara, il rossetto…mi pettino e indosso il mio miglior sorriso facendo finta che la notte prima non mi fosse caduto il mondo addosso. Perfetta!

Entro, mi presento e faccio il colloquio in maniera impeccabile. Mi assumono!

Una ragazza che lavora lì mi dice che suo padre ha degli appartamenti di vacanza e che posso stare li fino a che non trovo qualcosa.

“ma…quanto costa?”

“ma di solito paghi a fine mese…se per te va bene.”

Per fortuna madonna mia santissima, ho pensato. Così ho preso la mia valigia, sono andata in autobus fino al mio appartamento. In ventiquattr’ore avevo mandato all’aria un matrimonio, chiuso una storia, perso una casa, tutti i miei soldi, deluso i miei genitori, cambiato città, trovato un lavoro. Ho chiuso la porta, mi sono buttata sul letto e mi sono messa a piangere.

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