Inaspettatamente mamma! La storia di Valentina

Ehi ciao! Piacere di conoscerti!

Sono Valentina, sono nata il 13 settembre 1997 e vivo a Merano, in provincia di Bolzano.

Benché io abbia solo 21 anni, mi reputo una piccola viaggiatrice: ho vissuto un anno in America (dove mi sono anche diplomata), ho visitato il Messico per un paio di mesi, e due giorni dopo l’esame orale alla maturità in Italia (si, ho il doppio diploma), ho accettato una proposta di lavoro stagionale a Zanzibar.

E’ proprio lì che la mia vita è cambiata completamente, e sempre lì ho ricevuto il regalo più grande che la vita può darti. Al mio rientro in Italia infatti, portavo in grembo due bambine, Emma Rose e Grace Sophia che ora hanno 1 anno!!!!

Essere mamma è la cosa più bella, e allo stesso tempo stancante, del mondo. Oltre ad avere due figlie, ho deciso di proseguire con gli studi e di cercare di lavorare come content creator.

In questo blog, e anche sulla mia pagina instagram, racconto la mia pazza quotidianità e vi svelo i segreti dell’essere mamma che nessuno vi racconta!

Perché “Sotto l’equatore”?

Il nome “Sotto l’equatore” non nasce per caso..

Qualche giorno prima del mio esame orale alla maturità, ricevo una telefonata dalla mia agenzia. Mi propongono un lavoro stagionale a Zanzibar, e io, senza pensarci due volte, accetto. Un po’ perché ho sempre avuto la passione per i viaggi, un po’ perché questa nostra Italia stava ricominciando a starmi stretta.

L’isola di Zanzibar si trova a -6.16394 di latitudine e 39.19793 di longitudine ed è quindi appena sotto l’equatore. E’ stato il posto che nella mia vita ha segnato LA svolta, lì dove tutto è cambiato.

Zanzibar è stato il mio paradiso, e tuttora lo reputo il posto più bello che io abbia mai visto. Ho conosciuto lì il papà delle bambine, e dopo pochi mesi abbiamo scoperto di aspettare due gemelle!

“Sotto l’equatore” appunto, mi rimanda un po’ indietro, a quella terra che ho tanto desiderato, tanto amato, e che mi ha donato il regalo più bello della vita: Emma Rose e Grace Sophia.

Sorpresa! Sono 2!

Come gestire la notizia dell’arrivo di gemelli. Essere felici in un primo momento è stato impossibile. Ecco perchè.

Ti chiederai come ci si sente ad essere una ragazza di 20 anni, seduta su una sedia ginecologica, pronta alla sua prima ecografia. C’è chi alla mia età già pianifica di avere figli, chi invece si concentra sullo studio o sul lavoro, e chi, come me, è stata colta da una grande sorpresa!

E’ il 13 ottobre 2017. Sono felicissima, finalmente per la prima volta vedo il mio piccolino o la mia piccolina. Al contempo però sono preoccupata per colpa di quelle stupide perdite che avevo la settimana scorsa. “Stai calma Valentina” continuo a ripetermi toccando la pancia, “andrà tutto bene”.

Sono passati forse 10 minuti da quando ho varcato la porta dello studio, e ora sono qui, seduta, pronta per la mia prima ecografia. Il monitor si accende, e iniziano così una serie di rumori “strani”. Sorrido. Non avevo idea che fosse così. I suoni sembrano quelli che senti alla tv quando nei documentari dicono che sono gli alieni a parlare, e benché io non sappia cosa aspettarmi, sono certa di dover sentire un battito costante.

Finalmente lo vedo, lo riconosco. Un piccolo puntino, di sole 8 settimane, dentro di me. A guardarlo quasi mi commuovo, ma subito torno alla realtà. La dottoressa sta osservando “il puntino” insieme a me, eppure non dice nulla. Non mi chiede se l’ho visto, né mi dice se è tutto apposto.

Il gelo. Un misto di emozioni tra cui ansia, paura, delusione e malinconia riempiono ogni centimetro del mio corpo. Forse non c’era da essere positivi, forse la dottoressa stava cercando il modo meno doloroso per darmi la notizia più brutta che una donna possa ricevere.

Sono passati forse due minuti di silenzio totale che però sembrano anni, e mentre io non ho il coraggio di chiedere, lei continua a controllare. Nel frattempo nessun suono, se non quello “degli alieni”.

“Signorina..” mi dice. Io la guardo fissa, mentre lei evita lo sguardo focalizzando l’attenzione sul monitor. “E’ incinta………………. e sono gemelli”. Com’è possibile che siano due? Inizio a tremare. “Non è possibile” le dico. Mi spiega che prima di dirmelo si era presa del tempo per controllare per bene, e ne era sicura: in grembo non portavo un bambino solo, ma due!

Inizio a tremare. “Non posso essere incinta di gemelli, io aspetto un bambino solo.” continuo ad affermare, come fossi io a saperne di più. Lei mi guarda negli occhi, forse per la prima volta da quando sono entrata, e io inizio a sentirmi male. “Mettiti sul lettino, facciamo un’altra ecografia per controllare l’attività cardiaca, così vediamo quanti cuori battono”. Mi viene da piangere, ma riesco a trattenermi. Mi alzo, cambio lettino, e si accende un altro monitor. “Li vedi i due cuori?” Mi chiede lei. E nonostante li vedessi, nonostante fosse chiaro, le dico di no. Non volevo vederne due, ne volevo uno solo.

“E ora?”. Ha zoomato un po’, e avendo avvicinato i cuori in movimento alla sonda ecografica, ora sono blu e rossi e si distinguono chiaramente da tutto il resto grigio/nero. Scoppio a piangere, un pianto disperato. Mi sento sommersa dalle domande che io stessa mi pongo, mille al secondo, un vero e proprio incubo. Penso a come sarà difficile gestire due neonati da sola, a quanto sarà limitante rispetto ad avere un bambino solo, a come mantenere due figli, e piango piango piango.

La dottoressa mi guarda, mi dice che va tutto bene. Cerca di rassicurarmi dicendo che spesso purtroppo uno dei bambini non rimane in vita, e che quindi forse all’ecografia successiva, ci sarebbe stato un battito solo. Benché in teoria avrebbe dovuto “farmi piacere” data la mia reazione, piango ancora di più. Non volevo avere gemelli, ma ora che c’erano non volevo perderne uno.

Mi rivesto ed esco dalla sala piangendo disperatamente. Mi guardano tutti malissimo, e mia cugina che mi aveva accompagnato, mi intravede dalla fine del corridoio e scoppia a piangere con me. Cammino verso di lei, cercando di farmi uscire una frase concreta. “Sono 2” le dico, e ricominciamo a piangere.

La dottoressa ci chiama nel suo ufficio, per spiegarmi come e cosa fare da lì in avanti. Io piango e non ascolto, prendo i fogli, le ricette, le impegnative, il libretto e me ne vado.

Piango per almeno 4 ore consecutive. Ormai sono pallidissima, ho esaurito le lacrime, e mi sento svenire. Sono veramente esausta.

I miei genitori l’hanno presa decisamente meglio, forse perché se avessero reagito come me, mi sarei sentita ancora più persa. “E’ tutto okay” mi rincuora mia mamma con un sorriso che fa trasparire però un bel po’ di paura. “E che cambia! Meglio ancora” afferma invece mio papà, nervoso anche lui.

E’ sera, e finalmente mi sono ripresa. Ora sorrido all’idea di avere due bambini in grembo. Onestamente credo di averlo sempre saputo, ma non ero in grado di accettarlo.

Ho due fratelli gemelli, monozigoti, come le mie bambine/i miei bambini. Li ho sempre visti uniti, e se da una parte invidio il loro rapporto di perfetta e purissima complicità, mi rattrista il fatto di non poter mai essere al loro livello. Sono cresciuta sminuendo un po’ il nostro rapporto e sentendomi assolutamente esclusa, come fossi io figlia unica. L’idea di avere un figlio rappresentava per me la chiusura del cerchio, avrei trovato la metà che mi completava. Con due bambine invece, il cerchio è già completo, e il fatto di sentirmi tagliata fuori, per l’ennesima volta, mi uccideva. Ho iniziato a pensare però all’importanza delle mamme. Mi sono resa conto che in questo caso le mie paure sono infondate, e che se anche i miei figlie/le mie figlie si amassero a tal punto, da mettere al primo posto il loro rapporto rispetto a quello con me, avrò vinto comunque.

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Un bacio,

Valentina

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