Quando ti ho incontrato…

Quando ti ho incontrato avevo poco più di diciassette anni. È successo così, come quasi tutte le storie, un giorno per caso.

Ero seduta ad un tavolo in un bar e parlavo con le mie amiche. Dietro il nostro tavolo c’era il tuo. Un gruppo di ragazzi che facevano rumore e battutine sulle ragazze sedute davanti. Ad un certo punto mi sono alzata per prendere da bere e un tuo amico mi ha chiesto il numero di telefono. Mentre ci pensavo ti osservavo.

Abbassavi lo sguardo, timidamente. Avevo diciassette anni e pensai: Eccolo, è lui!: Ho dato il numero al tuo amico nella speranza di riuscire a conoscerti e così è stato.

Da quel momento ogni domenica sera, raggiungevo dalla stazione il bar, dove ci trovavamo per parlare insieme al tuo amico. Tu avevi un carattere molto chiuso, riservato,timido… Io al contrario ero una ragazzina sfrontata, piuttosto viziata e molto presuntuosa. Eravamo due poli opposti messi lì nella stessa stanza e, almeno apparentemente sembrava non avessimo nulla a che fare l’uno con l’altro.

Le mie “amiche” saputo della mia cotta, erano allibite! A St. Moritz c’erano tre tipi di ragazzi: I figli di papà benestanti, gli Skater’s e i Gangster’s. Siccome tu facevi parte di quest’ultima categoria era impensabile che una come me, frequentasse uno come te.

Ma di quello che gli altri pensavano me ne sono sempre fregata. Per molto tempo ti ho fatto capire che mi piacevi, ma tu mi hai sempre detto di non volere nessuna. Più me lo dicevi, più volevo stare con te ad ogni costo. Dopo due anni di platonica amicizia stavo aspettando un Taxi per tornare a casa. In quel momento sei uscito dal bar, erano le quattro di mattina.

: Che fai?: Mi hai chiesto

: Vado a casa…: Ho risposto

: Dividiamo il Taxi?: Ho domandato

: No, andiamo a piedi…parliamo un po’: Mi hai risposto.

È stato così che ho conosciuto un po’ della tua vita. Della tua storia e dei tuoi problemi.

A quella sera sono seguite molte altre sere. Tu. Bad Boy agli occhi di tutti. Più fragile che mai nei miei, su quei gradini, quando mi salutavi con un sorriso. Non hai mai provato a baciarmi come qualsiasi altro ragazzo avrebbe fatto. Non mi hai mai chiesto di salire come avrebbe fatto qualsiasi altro. Perchè tu eri differente. Eri più sensibile del resto delle persone. Ed è questo che ripetevo di continuo, a tutti, quando mi chiedevano come mai mi piacesse tanto: Era differente.

Una sera delle nostre passeggiate notturne mi hai salutata sulla porta di casa. Ti ho preso la mano, e ti ho chiesto di restare con me. Da quel momento non sei più andato via, perchè abbiamo iniziato subito a progettare la nostra vita insieme. Per un anno abbiamo condiviso un piccolissimo monolocale. Poi abbiamo deciso di prendere un appartamento più grande.

Io ho avuto un infanzia particolare, tu più di me. Ed è questo che ci ha uniti forse troppo morbosamente. Eravamo l’uno la spalla dell’altro. Mai nella mia vita mi ero sentita tanto amata e tanto a casa, come fra le tue braccia. Nei cinque anni seguenti sei stata la persona che più ha conosciuto e toccato la mia anima.

Ci conoscevamo come non ci conosceva nessuno. Ed è proprio per questo che quando è cominciato il nostro calvario (dico nostro perchè lo è stato).

Sempre più sere rientravi tardi, sempre più spesso non ti riconoscevo. Avevi degli occhi che non erano più i tuoi. Sei sempre stato hippie, non sei mai stato “come tutti gli altri” ma questo stava diventando un gioco troppo pericoloso. Io non avevo mai avuto a che fare con le droghe. Non sapevo i loro nomi e nemmeno come si usassero. Nella mia vita se ho bevuto due bicchieri di alcol, è tantissimo. Tu ne facevi un abuso smisurato. Forse, già dal principio, ma io non volevo vedere.

Sono cominciate le liti, la mia e la tua disperazione. La mia perchè volevo aiutarti, la tua, perchè non volevi accettare il mio aiuto. Spesso ti ho accusato di non amarmi abbastanza! Di essere un debole! Ora so che non amavi abbastanza te stesso, per dei motivi che ancora oggi non riesco a capire perchè ai miei occhi eri perfetto. Ho passato cento, mille o forse diecimila (ho perso il conto) notti a tenerti il capo mentre vomitavi a poco a poco la tua bellissima anima. Ho passato intere giornate leggendo forum sulla dipendenza. Mi sono iscritta ad un gruppo di sostegno e ti ho obbligato ad andarci.

Dicevi che ci andavi…ma poi mi chiamavano dal gruppo a dire che non ti eri presentato. Prontamente chiedevi scusa. Giuravi che sarebbe stata l’ultima volta, che non avresti mai più preso droghe e non avresti mai più bevuto. Due giorni dopo trovavo i resti delle droghe dietro l’armadio del bagno, le bottiglie di superalcolici vuote nell’immondizia. A ogni tua bugia il mio cuore si spezzava. Ho chiesto aiuto a tua madre, ma lei non lo vedeva come un problema così grande ma più come un percorso adolescenziale. L’ho odiata per questo. Mi sono sentita piccola. Mi sono sentita inadeguata. Mi sono sentita sola. Mi sono sentita di avere una responsabilità troppo grande.

È allora che sono scappata. Mi ricordo la sera prima di andare via, quando mi sono svegliata in piena notte con te che sudavi e tremavi come una foglia. Eri pallido e avevi la morte in faccia.

: Sto male…sto male..; Hai detto

Piangendo e gridando ho chiesto; Cosa devo fare? cosa faccio?: Non so se lo stavo chiedendo a te o a me stessa.

: Prendimi una bottiglia di vino ti prego! altrimenti muoio, te lo giuro! Aiutami.

Tutto è diventato surreale, le pareti della casa,  miei passi sul pavimento, i miei gesti in cucina. Mi tremavano talmente le mani, che non riuscivo ad aprire la bottiglia, il mio cuore batteva all’impazzata. Ti ho portato un bicchiere di vino, e sapevo di contribuire alla tua distruzione, di nuovo, ma ti amavo troppo. Avevo paura che morissi davanti ai miei occhi. Pian piano ti sei addormentato di nuovo. E io ho preso una valigia. L’ho riempita in fretta e furia e ho aspettato che fosse giorno. Le ore più lunghe di tutta la mia vita. Quando ti sei svegliato, come al solito era come se non fosse successo niente.

: Ma dove stai andando?:

: Me ne vado:

: E dove vai?:

: In Portogallo, vado a casa di mio padre, devo pensare:

: A che cosa?:

Ho cominciato a piangere ; Sono stanca, ho paura…;

: Non lasciarmi da solo, non ce la posso fare, tu vuoi tanto un bambino, facciamo un bambino se vuoi…:

: Un bambino? sì? e cosa gli insegni a tuo figlio. Cosa gli dico quando vomiti? quando piangi? quando non torni a dormire a casa? quando non stai nemmeno in piedi per tenerlo in braccio? Dimmelo: Ho urlato.

A dieci millimetri dal mio orecchio hai sussurrato: Non troverai mai nessuno che ti ama, come ti amo io!:

Sono le ultime parole che ti ho visto dire, dopo che mi si è chiusa la porta di casa alle spalle, per sempre.

Ti ho sempre pensato. Meglio, ho sempre sperato che tu trovassi la tua strada. Ma così non è stato. Io mi sono sposata, mi sono divorziata, sono andata avanti, ma dimenticarti è stato impossibile. Descrivere a parole quello che c’è stato tra di noi non è possibile, perchè la nostra storia l’abbiamo vissuta noi. Ed è stata talmente grande che ogni tentativo di spiegare questo sentimento sarebbe riduttivo. Il dolore fisico che ho provato nel distacco da te è stato uno dei dolori più grandi che io abbia mai provato nella mia vita ad oggi. Mi sono buttata a capofitto in altre storie in altre situazioni, per non pensare, per non pensarti. Tu hai anestetizzato il dolore in altri modi, siamo diversi. Siamo due persone in una stanza che non anno avuto nulla in comune ma solo noi sappiamo che invece eravamo due corpi e una sola anima.

Un anno fa, dopo un silenzio di sette anni, una tua chiamata: Volevo dirti che sei stata la persona più importante della mia vita e che qualsiasi cosa succeda ci sarò sempre per te…; Hai detto. Ho sentito la tua disperazione a chilometri di distanza. Avrei voluto essere lì per prenderti il viso tra le mani, come facevo sempre e dirti per la millesima volta ; Sei perfetto!

Ti ho chiesto un indirizzo…non me lo hai voluto dare.

:È meglio così…: Hai detto.

E ieri la notizia, quella che da dieci anni a questa parte prevedevo, quella che era giù in fondo al mio cuore, e quando risaliva la spingevo giù per non sentirla.

Te ne sei andato. Hai deciso tu. Come hai sempre fatto. Nessuno ha mai potuto dirti cosa fare o come farlo. Sei sempre stato un gran testardo.

Come quando al matrimonio di mio cugino volevo farti mettere la cravatta e hai detto; Non ci penso nemmeno!: E sei venuto con i pantaloni strappati e la barba lunga.

: Tutti si vestono eleganti per un matrimonio..: avevo detto

: Io sono io..non sono tutti:

TU  SEI TU, non sei tutti…è esattamente per questo che sei incancellabile.

 

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